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A fine 2014 Rihanna ha firmato nella sede di Puma a Herzogenaurach, in Germania, un contratto come testimonial e come direttore creativo per la linea di abbigliamento femminile che uscirà nel 2016, Al shorts adidas uomo momento della firma l’azienda non ha voluto dire quanti soldi avrebbe ricevuto Rihanna per questa collaborazione, ma i numeri usciti qualche settimana fa fanno capire che l’azienda deve credere molto in questo progetto, Del resto, come scriveva Paulina Szmydke su WWD, «l’iniziativa è l’ultima di una serie di sforzi che Puma sta compiendo per spingere le vendite e dare nuovo smalto all’immagine del brand», Nel 2013 le cose non si mettevano bene per Puma, visto che ormai da tre anni i suoi guadagni erano in forte calo e circolavano voci che Kering volesse venderla, Così il nuovo amministratore delegato Bjørn Gulden (arrivato nel luglio 2013) ha deciso per una ristrutturazione totale del marchio – ancora in corso – per riposizionarlo come brand sportivo di maggior livello, vista anche la forte competizione con Nike e Adidas, soprattutto sul piano dell’immagine, Il rilancio di Puma passa quindi attraverso l’aumento della distribuzione con l’apertura di nuovi negozi in India, Cina e Stati Uniti, il lancio di nuovi prodotti e l’investimento di molti soldi nell’immagine e nel marketing..

L’operazione Rihanna ne è un esempio, Scelta – a sentire Gulden – «per il suo profilo internazionale, il suo carisma, la sua individualità e il suo essere ambiziosa», Rihanna è in realtà diventata testimonial di Puma per due ragioni fondamentali: il target a cui si rivolge (giovani tra i 14 e i 25 anni) e i suoi follower su Twitter (38,3 milioni) e Instagram (14,1 milioni), Lei ha comunicato shorts adidas uomo ai suoi fan la collaborazione con Puma postando una foto proprio sul suo profilo Instagram, Rihanna è l’unica testimonial di Puma a non essere una sportiva (tra i nomi su cui investe il brand ci sono il calciatore Mario Balotelli e il corridore Usain Bolt), perché come ha detto il direttore marketing di Puma, Adam Petrick, a Vanessa Friedman sul New York Times : «stavamo cercando qualcuno che attraesse le donne in tutto il mondo, Le donne nel basket, ad esempio, sono tante in un paese, ma pochissime in un altro, In termini di body confidence, audacia e determinazione, era chiaro che Rihanna aveva le caratteristiche giuste, È un elemento rivoluzionario», Petrick ha aggiunto poi che è stata la stessa Rihanna e proporsi come designer – ruolo ricoperto fino al 2012 da uno stilista (vero) come Hussein Chalayan – oltre che come testimonial, perché ha detto di voler «cambiare il volto del brand dal punto di vista del prodotto»..

Intanto però non ha ancora shorts adidas uomo collaborato alla realizzazione della linea, ma ha fatto solamente delle campagne pubblicitarie e indossato le scarpe Puma in varie occasioni, e solo nei prossimi mesi dovrebbe disegnare l’abbigliamento femminile del brand, che uscirà all’inizio del prossimo anno, Nonostante ciò, Fashionista attribuisce in parte a lei i risultati positivi del primo quadrimestre 2015 – comunicati assieme ai dati sulle spese – che parlano di vendite per 772,7 milioni di euro con un aumento del 7,6 per cento rispetto all’anno precedente, Nel totale, le vendite delle scarpe sono aumentate del 16,2 per cento, gli accessori del 3,6 per cento, mentre l’abbigliamento ha subìto una perdita del 3 per cento, Perdita che potrebbe essere recuperata con il lancio della linea firmata da Rihanna, visto che l’intenzione di Puma è proprio quella di incrementare il fatturato dei vestiti da donna, che al momento rappresentano poco meno del 50 per cento delle vendite totali..

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Storia di un brand originale e innovativo della moda italiana, vent'anni dopo la morte del suo fondatore e due dopo un cospicuo rinnovamento È il secondo singolo del nuovo disco: con un sacco di immagini forti, un rapimento e molto sangue Le foto più belle di uno dei festival musicali più importanti shorts adidas uomo al mondo, che si tiene ogni anno in California per due fine settimana consecutivi.

Secondo un articolo del Wall Street Journal – nella sua sezione dedicata alle attività imprenditoriali più inventive – si stanno diffondendo negli Stati Uniti società e brand che producono e vendono costumi da bagno “coprenti” – li chiamano “modest swimwear” – composti per esempio da pantaloni lunghi e una blusa a maniche corte, che ricordano un po’ la muta dei surfisti un po’ una rivisitazione moderna dei costumi pudichi di un secolo fa. L’idea può sembrare una stranezza di poco conto, ma in realtà fa parte di un nuovo business, rivolto in particolare alle esigenze delle religioni più conservatrici. Tra le varie aziende che se ne occupano da alcuni anni c’è HydroChic un marchio di costumi creato da Sara Wolf, nato in particolare per venire incontro alla domanda delle donne ebree ortodosse, che non possono scoprire braccia e gambe, neanche al mare. A Wolf l’idea è venuta vedendo delle donne ebree indossare sulle spiagge del New Jersey delle gonne in jeans lunghe fino alle caviglie, anche per andare in acqua.

In giro per internet si trovano poi molti altri siti di e-commerce interamente dedicati alla vendita di costumi da bagno “molto interi”, Tra le sezioni di Undercover Waterwear, una start up fondata a Brooklyn da Rachel Tabbouche assieme con la madre e la sorella, si possono acquistare vari costumi di questo genere: tuniche, shorts adidas uomo gonne e leggings da portare con maglie a maniche lunghe, tutti capi fatti con gli stessi materiali dei costumi tradizionali, che quindi si possono bagnare e asciugare velocemente, Il target di riferimento principale di questi siti sono ancora le donne ebree ortodosse (anche se alcuni stanno puntando anche al mercato delle taglie forti, che ha differenti richieste nella stessa direzione), ma costumi coprenti ci sono anche su siti rivolti a clienti musulmane come EastEssence, dove si possono trovare invece i burquini, costumi che devono coprire anche la testa..

La moda ha iniziato ad aprirsi alle religioni più conservatrici, individuando il business offerto dal numero elevato di potenziali clienti in tutto il mondo, a partire dagli Stati Uniti per arrivare al Medio Oriente, Ma ben nove milioni di musulmani vivono negli Stati Uniti e il loro potere di spesa si aggira secondo una ricerca attorno ai 100 miliardi di dollari shorts adidas uomo annui, e sono quindi una forza economica notevole. Questi dati devono essere stati presi in considerazione, visto che il New York Times riporta come quest’anno in occasione del Ramadan – il mese sacro della religione islamica che si è svolto dal 18 giugno al 17 luglio – molti brand del lusso più consolidati abbiano creato delle linee di abiti rivolti alle donne musulmane, È il caso, ad esempio, di Tommy Hilfiger che ha messo in vendita una capsule collection di undici pezzi disponibili nei suoi negozi del Medio Oriente, La stessa cosa ha fatto DKNY, creando abiti a maniche lunghe, pantaloni e bluse coprenti, Per la prima volta anche i portali di e-commerce di lusso, come Net-a-Porter e Moda Operandi hanno creato delle apposite sezioni dedicate al Ramadan, che raccoglievano tutti i vestiti adatti alle donne musulmane, Holly Russell, la responsabile degli acquisti di Net-a-porter ha detto al New York Times che «questo è il primo anno che ci rivolgiamo al Ramadan in modo così diretto e ancora non abbiamo valutato quale impatto possa avere», I feedback sui social network e poi negli acquisti sono stai però positivi, La cosa è andata anche oltre l’abbigliamento e Armani/Dolci ha messo in vendita nei suoi negozi dei paesi arabi confezioni di cioccolatini senza alcol..



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