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Secondo Cartner-Molley uno dei fattori che contribuisce al ritorno di moda dei dolcevita è che gli anni Settanta stanno sostituendo scarpe falcon adidas gli anni Novanta come decennio più citato e preso a esempio dalla moda, dal cinema e in generale dall’industria culturale contemporanea: «E il collo alto è per gli anni Settanta quello che il girocollo era per gli anni Novanta e le loro t-shirt», Ma per Cartner-Molley c’entra anche il fatto che il femminismo sta tornando a essere un tema molto importante e discusso, dopo qualche decennio in cui era stato meno centrale: e i maglioni dolcevita erano uno dei capi di abbigliamento più indossati dalle attiviste per i diritti civili negli anni Settanta, «Coprire il petto equivale a fare una forte dichiarazione sulle cose su cui ti aspetti di essere valutata», spiega Cartner-Molley, Tra gli stilisti che hanno inserito nelle proprie recenti collezioni, maschili e femminili, maglioni o vestiti con colletti dolcevita ci sono Gucci, Stella McCartney, Valentino, J.W, Anderson e Fendi: molti giornalisti di moda scrivono però che per indossarli in maniera “contemporanea” andrebbero abbinati a una giacca, a una camicia o a una maglietta, e non portati da soli..

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Il New York Times si è chiesto se vestirsi "normali" – con i jeans slavati e un maglione qualsiasi, per esempio – può davvero essere una moda Gli stilisti non riescono a reggere i ritmi di produzione, che li costringono a disegnare anche una collezione al mese: è colpa di Instagram e dei marchi low cost I paesi, le città e le regioni che scarpe falcon adidas per un motivo o per l'altro varrà la pena visitare quest'anno (tra cui Roma e il Friuli-Venezia Giulia).

Buzzfeed ha pubblicato un video che mostra gli abiti da sposa tradizionali di alcuni paesi asiatici. Contrariamente a quanto accade in Occidente, dove il colore predominante è il bianco, le stoffe hanno tinte accese, come il rosso considerato di buon auspicio in Vietnam, o il verde della tribù nomade afghana di Kuchi, perché secondo la religione musulmana è il colore del Paradiso. Sempre in Vietnam, il costume tradizionale è lo áo dài, una tunica di seta da portare sopra i pantaloni. In Thailandia invece l’abito da sposa lascia spesso una spalla scoperta ma è accompagnato da uno scialle di seta chiamato sabai, mentre le gonne della Corea del Sud, dette hanbok, hanno vita alta, forma a campana e sono solitamente realizzate su misura.

Buzzfeed spiega che la tradizione di vestirsi di bianco venne introdotta dalla regina Vittoria d’Inghilterra quando nel 1840 sposò il principe Alberto: prima anche in Europa gli abiti da sposa erano colorati, spesso di rosso, La moda del bianco si diffuse prima in Europa, poi nell’America del Nord e del Sud, scarpe falcon adidas diventando il colore predominante indossato dalle spose in tutto il mondo, tranne che in Asia, dove viene solitamente associato ai funerali e al lutto, Secondo il buddismo il bianco ricorda la morte e la fine di tutto, mentre in India è portato dalle vedove in lutto, Anche le indiane cristiane che scelgono di vestirsi di bianco ravvivano l’abito con qualche tocco di colore, per allontanare la sfortuna..

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Di Valentino, Dior e Balenciaga, tra gli altri: sono conservati al MET di New York e sono un ottimo spunto in vista di Capodanno Come i portachiavi di Burberry e le cover per gli smartphone di Moschino, accessibili anche a chi non scarpe falcon adidas può permettersi le loro borse e vestiti.

Negli ultimi mesi del 2015 molti giornali hanno scritto che il mondo della moda è in difficoltà, dopo i numerosi licenziamenti di stilisti da alcune importanti maison, Secondo molti parte della crisi è legata ai ritmi troppo veloci dell’industria, necessari per soddisfare in modo sempre più rapido le richieste dei clienti, Critici ed esperti hanno iniziato a parlarne lo scorso luglio, quando Alexander Wang non è stato riconfermato come direttore creativo di Balenciaga scarpe falcon adidas dopo solo tre anni di lavoro; e poi di nuovo a ottobre, dopo che Raf Simons si è dimesso dalla direzione artistica di Christian Dior e Alber Elbaz è stato licenziato da Lanvin, dove lavorava da dodici anni, In maniera e forme diverse, tutti questi stilisti hanno ammesso che non riuscivano più a seguire i ritmi troppo veloci con cui dovevano produrre dalle quattro alle sei collezioni l’anno..



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