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Il processo di selezione degli influencer è più o meno lo stesso e tiene conto per prima cosa del numero dei follower, dell’engagement (cioè la quantità di commenti e like ai loro post), e del saucony argento loro aspetto, Constable di CCPR spesso invita alle sfilate quelli di cui apprezza lo stile, anche se hanno pochi follower: la maggior parte riceve i posti in piedi ai margini della passerella, ma i più interessanti finiscono per guadagnarsi l’ambita prima fila, Factory ne seleziona 25-50 nuovi a stagione, a cui si aggiunge anche qualche microinfluencer (percepiti come più vicini dalle persone a cui si rivolgono rispetto ai grandi influencer) seguiti da circa 50.000-80.000 persone e che di solito, spiega Franco, «non vogliono farsi pagare e non chiedono niente, vogliono solo costruire un rapporto con te e con il marchio», KCD cerca continuamente nuovi microinfluencer con cui lavorare, ma che siano disposti a farlo per tutto l’anno e non solo durante la Settimana della moda..

Molti di quelli che non ottengono l’invito si presentano comunque alla sfilata mostrando la copia stampata dell’email in cui chiedevano l’invito: ovviamente vengono respinti, Non è raro vedere fuori dalle sedi delle sfilate, aspiranti influencer accompagnati da un fotografo: cercano di spacciarsi per celebrità dello street style e allo stesso tempo si fanno fotografare per mostrare sui social che saucony argento erano presenti all’evento, Beca Alexander è la fondatrice e presidente di Socialyte, che rappresenta alcuni importanti influencer e ogni anno ne spinge decine di nuovi alla Settimana della moda di New York, Racconta che la cosa più importante non è partecipare ma venire fotografati e finire sui siti delle riviste di moda, come Vogue e The Cut, meglio se indossando abiti dello stesso marchio della sfilata: «li fa sembrare più speciali, come se fossero VIP, come se fossero personalmente scelti dallo stilista»..

Alexander ricorda che due anni fa la Settimana della moda era un affare molto più rilevante: ora  i marchi hanno meno soldi da spendere sul marketing degli influecenr, che sono sempre di più e sgomitano per assistere alle sfilate e pubblicare foto e video per provare che loro c’erano, Così le aziende ottengono contenuti gratuiti e spesso centellinano gli inviti, Gli influencer tra i 20-30 mila follower che cercano di assistere alle sfilate sono circa mille a stagione ma «ora è molto difficile farsi strada», spesso non è economicamente conveniente ed è molto stressante, Alexander riassume così la loro vita in quei giorni a New York: «Oggi ho 12 sfilate, devo indossare otto abiti diversi e andare a tre feste e, dio, sono già saucony argento stanco», Senza contare che la stampa e i PR sono tutti troppo indaffarati a far funzionare la sfilata per degnarsi di parlare con loro..

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P.T, Barnum, quello del circo Barnum, ebbe prima di tutti grandi intuizioni di comunicazione, come si legge nella sua autobiografia saucony argento pubblicata da Sellerio E non avete mai osato chiedere, dai «calzini copri-pene» ai coreografi del sesso alle protesi Alla prima di "Vox Lux" c'è stato un incidente con l'abito di Raffey Cassidy, ma poi tutto si è sistemato anche grazie all'aiuto di Natalie Portman.

“ Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination “, la mostra dedicata all’abbigliamento della Chiesa cattolica e alle reciproche influenze con quello secolare, è la più visitata della storia del Met Costume Institute di New York, il più importante museo di moda al mondo. Il Costume Institute organizza solo una mostra all’anno, da maggio a ottobre, che viene inaugurata con l’ormai celebre Met Gala. Da maggio “Heavenly Bodies” è stata visitata da più di un milione di persone. È anche la terza mostra più popolare del Met, il Metropolitan Museum, dopo “Mona Lisa” del 1963, in cui era esposto il celebre dipinto di Leonardo da Vinci, e “Treasures of Tutankhamun”, del 1978, dedicata all’arte egiziana, la più visitata di sempre con 1.360.957 persone.

“Heavenly Bodies” è anche la mostra più saucony argento vasta mai organizzata sia dal Costume Institute sia dal Met – occupa 25 gallerie per un totale di oltre 5.500 metri quadrati in due spazi espositivi – e raccoglie un totale di 150 abiti completi di accessori: creazioni delle maggiori aziende di moda e circa 40 tra vesti, mantelli, copricapi e tiare prestati dalla sagrestia della cappella Sistina in Vaticano, È il risultato di un lavoro enorme iniziato nel 2016, fatto di molti viaggi tra il Vaticano e New York e di una grande opera di convincimento di Andrew Bolton, il curatore del Costume Institute, Si potrà visitare fino all’8 ottobre, ma è probabile che venga prolungata..

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