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Secondo Forever21 l’uso del nastro colorato come decorazione dei suoi capi è legittimo, perché appunto si tratta solo di “un nastro colorato”, non del nastro colorato di Gucci, Al contrario, Gucci sostiene che il nastro di Forever21 sia una copia di quello che la società italiana usa dai primi anni Cinquanta e che ha registrato come marchio dal 1979 negli Stati Uniti, Per provare che Forever21 abbia violato il copyright sul nastro colorato – ha spiegato il sito di moda Business of Fashion – Gucci dovrà dimostrare che un consumatore potrebbe facilmente scambiare un prodotto di Forever21 per un prodotto di Gucci, o comunque pensare che sia il frutto di una collaborazione tra i due marchi (come a volte accade nella pyrex moda)..

Questo tipo di cause non sono rare nella moda, dove non è facilissimo stabilire cosa sia copiato da cosa e da dove vengano le ispirazioni per nuove collezioni o idee, Le grand aziende di moda, quelle di lusso e con marchi pyrex o prodotti più chiaramente riconoscibili, sostengono che i prodotti copiati o molto ispirati ai loro causino un doppio danno: da una parte sottraggono vendite ai legittimi proprietari del marchio e dall’altro ne diminuiscono il valore, perché associano un’idea o un loro tratto tipico a prodotti di minore qualità..

Forever21 si pyrex è trovata spesso nella posizione di difendersi da accuse del genere: negli ultimi mesi ha ricevuto cause da Adidas, Puma e Mara Hoffman, Un’avvocata esperta di questioni di moda ha spiegato a Business of Fashion che Forever21 potrebbe essere consapevole che perderà la causa contro Gucci, ma che il fatto di essersi dimostrata così aggressiva (aveva fatto lei stessa causa a Gucci, sempre per il nastro colorato) potrebbe essere un avvertimento ad altre aziende di moda: se ci farete causa la tireremo per le lunghe e vi faremo perdere comunque un mucchio di soldi e tempo..

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Prima che ci abituassimo al bikini in tutte le sue varianti, per anni i costumi da bagno sono stati un’altra cosa e a riguardarli oggi possono sembrare buffi e scomodi. All’inizio del Novecento le donne indossavano voluminosi costumi da bagno e le più ricche si cambiavano nelle “carrozze da bagno”, cabine di legno semoventi che si potevano trasportare permettendo di fare il bagno non viste. Erano spesso gonne o tute scure, lunghe fino a sotto il ginocchio. Una donna che si prepara per la spiaggia in epoca vittoriana, nel 1870:

A partire d agli anni Venti si usarono molto costumi fatti all’uncinetto, spesso di lana, che si appesantivano una volta bagnati: negli anni Trenta vennero sostituiti con tessuti più leggeri e aderenti, più comodi per entrare e uscire dall’acqua, Spesso erano accompagnati da copricostumi leggeri e colorati, con cappellini alla moda, Quando arrivò il due pezzi, all’inizio degli anni Quaranta, era composto da un top e da un pantaloncino che copriva ombelico e sedere (un po’ come i modelli che sono tornati di moda negli ultimi anni), mentre il bikini come lo conosciamo oggi fu inventato alla fine degli anni Quaranta e ha una storia a sé : venne presentato ufficialmente dallo stilista Louis Reard a Parigi nel 1946 ed era una cosa così pyrex nuova e scandalosa che le modelle francesi si rifiutarono di indossarlo alla sfilata e Reard dovette chiamare una spogliarellista, Micheline Bernardini..

Il due pezzi divenne comunque popolare dagli anni Cinquanta, un po’ perché era la novità di cui parlavano tutti, un po’ perché veniva indossato dalle dive di Hollywood e dalle pin up dell’epoca, come Marilyin Monroe e Jayne Mansfield, insieme ad altri modelli più ricercati che enfatizzavano pyrex le forme, Nel tempo è diventato il modello più diffuso, fino a oggi, e possiamo scegliere tra molte varietà il costume in base a quello che ci piace o che ci sta meglio, da indossare a bordo piscina mentre sfogliamo le foto di quelli che indossavamo prima..



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